tradimenti
La parola decisiva (sera)
07.02.2026 |
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"Ma voglio che tu sappia cosa provo, perché so che ogni tua emozione, ogni tua paura o desiderio, lo stai vivendo con me..."
Capitolo VII – La parola decisiva (sera)Era sera a Roma. Daniela era appena rientrata dal lavoro. La città fuori era immersa nella luce calda dei lampioni, e le strade sembravano più silenziose del solito, come se tutto stesse aspettando.
Lei si era seduta nella poltrona del salotto, lasciando cadere la borsa accanto a sé. Respirava piano, assaporando la quiete dopo una giornata piena di riunioni, di telefoni e di parole che non avevano lasciato spazio alla sua mente.
Il telefono vibrò. Pensò a Edoardo, lontano in Liguria. Lo prese in mano. Doveva scrivere. Doveva essere chiara.
Mentre digitava, la sua mano sinistra scivolò sulle cosce, un gesto involontario, quasi automatico. Non era eccitazione cieca, né bisogno improvviso. Era consapevolezza, il senso fisico di quello che la mente stava già pensando. Pensava alla foto di Gianni inviata quella mattina: elegante, sicuro, luminoso. La sua immagine le aveva lasciato una traccia dentro, una tensione dolce, controllata.
Digitò con calma:
“Edo, voglio che tu sappia una cosa prima che io vada a prendere il caffè.
Non sto andando a sostituire nulla.
Non sto andando a cercare altro al di fuori di noi.
Sto andando a incontrare qualcuno che ci appartiene in modo diverso.
Qualcuno che fa parte del nostro gioco, del nostro desiderio condiviso.
Tu sei qui, dentro di me, più presente che mai. E resterai.
Ma voglio che tu lo sappia, voglio che tu senta quanto sei importante mentre questo accade.”
Daniela inviò il messaggio, lasciando la mano fermarsi sulla coscia, come se il gesto potesse ancora tradurre qualcosa di non detto. Non era agitazione. Non era bisogno di rassicurazione. Era chiarezza, potere, padronanza di sé.
Dall’altra parte, Edoardo lesse quelle parole e sentì un brivido attraversargli lo stomaco. Il nodo di tensione che lo aveva accompagnato negli ultimi giorni si sciolse un poco, sostituito da un desiderio lucido e profondo: non più solo spettatore, ma partecipante consapevole di qualcosa di molto più grande.
Daniela continuò, sempre seduta nella poltrona, respirando piano:
“Gianni non sostituirà niente. Ma voglio che tu sappia cosa provo, perché so che ogni tua emozione, ogni tua paura o desiderio, lo stai vivendo con me.
Voglio che il nostro gioco resti il nostro, Edo, ma che io possa sentire liberamente, senza nascondere nulla.
Tu sei la mia bussola. E il caffè sarà solo un passo verso quello che già condividiamo.”
Edoardo rimase immobile, il telefono tra le mani, tremante. La distanza tra loro era enorme, eppure ogni parola lo teneva accanto a lei. Non era più inerme. Non era più solo osservatore.
Daniela appoggiò il telefono accanto a sé. La mano si fermò finalmente sulle cosce, il respiro calmo. Gli occhi luminosi. Il passo successivo era imminente, e ora sapeva qualcosa di fondamentale: era padrona della situazione, e Edoardo lo sapeva.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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